Per  klezmer, s’intende la musica tradizionale degli Ebrei dell’Europa centrale ed orientale (ebrei askenaziti) che nel corso degli ultimi secoli, fino alla prima metà del Novecento circa, popolarono principalmente le città e i villaggi della Russia e della Polonia, ma anche di parte della Germania, della Boemia e dell’Ungheria.

La musica tradizionale sefardita, proveniente principalmente dalla penisola iberica subisce, a partire dalla cacciata dalla Spagna degli Ebrei avvenuta nel 1492, le influenze musicali e letterarie del Nord Africa e dell’area balcanica.

Dal punto di vista musicale, il repertorio klezmer mescola e rielabora in modo originale elementi della tradizione slava, balcanica, tzigana e occidentale. Lingua madre degli ebrei askenaziti è l’yiddish, nato dalla mescolanza tra l’ebraico e l’antico tedesco, oltremodo arricchita da termini slavi.

Il canto popolare yiddish nacque in Renania quasi mille anni fa. È il ramo più giovane di una tradizione musicale vecchia di 2500 anni. I musicisti ebrei che giravano l’Europa e rappresentavano le loro opere assimilavano, allo stesso tempo, elementi culturali di altri paesi, arricchendo così la loro musica.

Melodico, struggente, vibrante, il canto yiddish ci parla di un popolo che conosce dolore e sofferenze, ma che non perde mai la speranza e che non conosce l’odio. I testi, di cui verranno fornite le traduzioni, mettono in risalto le problematiche della vita quotidiana, le contraddizioni della società, vi trionfano il coraggio, la resistenza all’oppressione; ma sono anche canzoni che parlano di teneri amori, di promesse, di dolci ninne-nanne, del desiderio di ritorno ad una casa che forse non c’è più. Sono momenti di vita spesso sdrammatizzati da una leggera ironia che dà forma alla caratteristica mordente comicità yiddish.

La musica sefardita ha invece origini più antiche, ma cominciò a diffondersi dal medioevo. La lingua è una varietà dello spagnolo, lo judezmo, che include termini ebraici nel testo spagnolo e la musica, strutturata su tipiche cadenze medievali è un insieme di elementi diversi: spagnoli, arabi, andalusi ma anche turchi.

Lo spettacolo si articola tra canti e brani strumentali proponendo così un excursus storico attraverso i testi dei brani stessi e le melodie a volte struggenti, ma che trasmettono la voglia di vivere e di lottare senza perdere la speranza in un futuro migliore.